Non si tratta della ricerca dell’equilibrio perfetto…

Non si tratta della ricerca dell’equilibrio perfetto, né di una vacua ed effimera felicità, tanto meno dell’elisir di lunga vita…

Tutto ciò che conosciamo come umano, a ben pensare, è connotato da contrasti e si nutre, paradossalmente, proprio dell’esistenza di tali contrasti.

E’ come se noi stessi e il nostro vivere fossero un costante avvicendamento di pieno e di vuoto, e viceversa di vuoto e di pieno, dove ognuno dei due aspetti non detiene affatto la caratteristica assoluta del positivo o del negativo.

Come se la vita consistesse in una continua alternanza tra questo e quello, una ricerca perenne di compensazione tra l’uno e l’altro, una rincorsa infinita dove il prevalere di uno è solo apparente o momentaneo e si avvicenda con il primeggiare dell’altro.

Nell’attimo in cui abbiamo la percezione della mancanza di qualcosa, proprio tale percezione ci consente l’immediata opportunità di accorgerci dell’esistenza di qualcosa d’altro. E l’esatto contrario: l’acquisizione di tal altro, ci pone nella condizione di renderci conto dell’assenza dell’uno.

Dalla sensazione del brutto, impariamo a cogliere il senso del bello. Dall’esistenza e dalla conoscenza del male, riusciamo ad apprezzare e a valutare il buono. Dallo sperimentare l’ingiusto, acquisiamo, molto meglio che attraverso qualsiasi altra esperienza, il sentimento della giustizia. Dall’assenza di amore, ci rendiamo conto dell’importanza di amare e di essere amati. Dall’infelicità nasce in noi il desiderio della felicità. Come da qualsiasi tipo di oppressione, sgorga il bisogno di libertà.

E del resto, la facilità nell’ottenere corrisponde spesso ad un minore apprezzamento di ciò che si ha. L’abituarsi a non dover lottare per conquistare ciò a cui si tiene, affievolisce inevitabilmente l’energia vitale della volontà.

Il troppo in sé non porta necessariamente al meglio. E il poco può significare scarsità, ma nello stesso tempo anche determinare una qualità positiva. Come un eccesso di amore può trasformarsi in pericoloso rischio per colui che ne è oggetto, e così via.

Dati tali presupposti come riscontrabili nelle nostre esperienze quotidiane, per quanto riguarda alcuni aspetti, e più a lunga scadenza per quanto ne riguarda altri, mi è conseguente e necessario giungere a delle piccole riflessioni personali, in questa splendida mattinata del primo giorno di gennaio del nuovo anno appena cominciato.

E’ davvero un’utopia la ricerca del raggiungimento di un perfetto equilibrio, poiché l’armonia che noi cerchiamo la scopriamo compagna lungo la strada che scegliamo di percorrere inseguendone il desiderio, ed è spesso lungo questa via fatta di continui saliscendi, che ne cogliamo il senso profondo: la vera meta è il percorso che compiamo.

Nel contempo è un’illusione anche la brama di conquistare la felicità come stato permanente e continuo dell’esistenza, poiché sarebbe uno stato di grazia avulso dalla vita stessa, fatta di vicende belle e di realtà raccapriccianti, sulle quali non possiamo chiudere gli occhi e fare finta che non esistano.

Oltretutto spesso sono proprio i momenti di infelicità e di dolore profondo che ci mettono nelle condizioni di capire, apprezzare e perseguire la gioia, per noi stessi e per gli altri. E questa, a sua volta, ha poco a che fare con il vacuo ed effimero soddisfacimento materiale e momentaneo, ma va di pari passo con uno stato dell’animo che si predispone al positivo, al pieno, al bello, piuttosto che esercitarsi nell’arte del lamentarsi.

E se a volte il pensiero del tempo che passa si insinua in noi come preoccupazione e paura di un termine (che, a tutt’oggi, non ci è concesso gestire), tanto da farci credere che la soluzione agognata consista nell’averne a disposizione una maggiore quantità, penso che sia proprio il caso di chiederci se sia un elisir di lunga vita ciò di cui abbiamo veramente più bisogno, oppure se non sia il divenire coscienti, pur con fatica, dei nostri limiti e farne tesoro da investire e da spendere.

Non so il domani cosa porterà. So solo che domani inizia da oggi, anzi, da questo preciso istante che sto vivendo in poi.

Ed oggi inizia anche un nuovo anno dal quale desidero, come tutti, che arrivino realizzazioni alle mie speranze, alle prospettive future mie e dei miei cari, ai progetti migliori da realizzare al mondo.

Per questo stamattina voglio compiere il rito dei buoni propositi dinanzi al piccolo bimbo pieno di luce che mi viene incontro sorridente, con il suo fardello leggero leggero di anno appena cominciato.

E quello a cui tengo di più è rammentare in ogni momento che IO SONO sempre e solo nel PRESENTE: è qui la fucina nella quale costruisco il futuro, il mio personale, quello di coloro ai quali sono vicina e quello dell’umanità di cui sono parte.

Considerando anche che l’essere lieti, come oggi accade, aiuta molto.

E’ uno dei tanti aspetti della vita. A volte del pieno, a volte del vuoto dell’esistenza…

P@R

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