San Lorenzo, la notte delle stelle cadenti…

Ma sì, certo! Certo che ci sono anch’io!

Anche io qui, immersa nel nero di questa serata, con il naso all’insù e lo sguardo vagante a scrutare attenta verso ogni porzione di cielo che la vista può raggiungere.

Proprio come un’infinità di altre persone staranno facendo in queste ore, stanotte.

Con animo fanciullo ci lasciamo trasportare dalla speranza mai invitta del pensare fortemente a qualcosa che desideriamo nel preciso istante in cui vediamo una stella cadente sfrecciare nel cielo notturno, così da favorirne in tutti i modi l’incontro con il proprio o con l’altrui cammino. Vale a dire: che il desiderio si avveri!

E del resto, come si fa a perdersi una delle tappe più magiche che ci siano durante lo scorrere dell’anno?

Come si fa a perdersi la notte di San Lorenzo, la misteriosa notte delle stelle cadenti?

Ma come si può rinunciare ad esprimere ciò che si desidera, durante questa notte dei miracoli in cui una volta pensato (mi raccomando: pensato e non detto), tale desiderio viene colto al volo in simultanea dalla stella cadente più nei pressi, che lo porta a spasso con sé in ogni angolo di cielo, fino a raggiungere, dopo un tempo e uno spazio infiniti ed incalcolabili, il momento in cui da qualche parte, credo proprio laddove ha motivo di esistere un luogo meraviglioso e inatteso, esso (il desiderio!) trovi finalmente il consenziente benestare di tutto l’empireo celeste al fine di essere esaudito?

Eppoi stanotte l’aria è dolce, si sta così bene all’aperto…

È fresca e tiepida, insieme. Fresca in quanto porta finalmente un po’ di refrigerio e di sollievo alla intensa calura del giorno appena terminato… quasi si ricominciasse a respirare. E tiepida giacché è una di quelle sere in cui, pur avanzando la frescura delle ore notturne, si annusa nell’aria che l’estate è nel suo pieno: no, stasera no, non ci verrà neanche a trovare il solito brividino che scivola lungo la schiena e ci fa desiderare di mettere qualcosa sulle spalle.

Stanotte è una di quelle belle nottate estive che scorrono via quiete e intense, lunghe, sinuose e calde. Durante le quali a tratti ci raggiungono delle folate di aria tiepida che morbidamente accarezzano la pelle. E a tratti arrivano i suoni di altre voci, risate, musiche lontane di persone radunate altrove per godersi la libertà della stagione.

Una di quelle nottate che non vorresti mai lasciare, che non vorresti concludere.

Che se sei in compagnia si parla a briglia sciolta per delle ore, senza reticenze, senza annoiarsi. Anzi, godendo di uno speciale clima di empatia entro il quale sembra che i discorsi fluttuino facili e leggeri nell’aria: basta afferrarli al volo, allungando la mano al momento giusto…

E che se sei da sola riesci sempre a trovare qualche motivo per meravigliarti della vita.

Una nottata di quelle nelle quali vorresti davvero rimanere fuori, seduta ad aspettare l’alba.

Intendo proprio fuori, all’aperto… che so io… un giardino, una terrazza, un minuscolo balcone che si affacci all’esterno, un ballatoio di quelli delle vecchie case di una volta, oppure magari anche una semplice finestra spalancata, o un portico, come me qui, ora.

Sentite: mi sono adagiata comoda su una sdraio, con le mani incrociate dietro alla nuca, un piede accavallato sull’altro e lo sguardo all’insù verso il cielo.

Intorno c’è calma, c’è silenzio.

Seguo i miei pensieri, penso ai miei desideri, mi perdo nei miei sogni.

L’unica cosa che disturba è la presenza dei lampioni disseminati intorno alle case. Anche evitando di guardarli direttamente, la luce che emanano abbaglia la vista e non si è più in grado di ‘vedere nel buio’. Abbasso lo sguardo, mi stropiccio un po’ gli occhi, li apro e li chiudo due, tre volte di seguito. E dopo va meglio.

Ed ecco che finalmente vedo le stelle!

Non fraintendiamoci, intendo che si spalanca davanti a me una visione meravigliosa, ovviamente… Dapprima si notano le stelle singole, quelle più in evidenza. Eppoi piano piano la miriade sparsa per il cielo, gli agglomerati incredibili, i grumi indecifrabili, le cascate brillanti, i milioni di luccichii. E assieme a loro, i pianeti, le costellazioni, e persino i satelliti impazziti che improvvisano un’andatura velocissima e discontinua a zig zag.

Qualcuno di voi dirà che sono un po’ matta, ma quando vivo situazioni del genere – di completo rilassamento mentale e fisico, di profondo benessere dell’animo – mi sento parte del cosmo come non mai.

In questi momenti mi sembra quasi di riuscire ad ascoltare, aguzzando bene l’udito, il sibilo leggero e costante di milioni di sfere che nell’Universo girano, ruotano, girano all’infinito… e il distinto passo del percorso dei pianeti… l’impercettibile respiro della natura dentro di me e attorno a me, ovunque…

Ecco, ci sono.

Ora realizzo: uno dei meriti di questa magica ricorrenza è quello del darsi delle occasioni.

E che darsi delle occasioni è la cosa più sensata che ci sia. Darsi delle occasioni vuol dire avere dei motivi per rimanere in vita. Darsi delle occasioni vuol dire concedere spazio e importanza ai nostri desideri. Darsi delle occasioni vuol dire immaginare e credere che questi desideri si realizzino. Darsi delle occasioni vuol dire pensare bene di noi stessi e regalarci delle opportunità.

E quale più bella sorpresa può portarci la notte di San Lorenzo, in definitiva, se non quella di materializzare e simboleggiare tutto questo? Ritrovare i nostri desideri e sperare che si avverino…

 

P@R