Città mia

Città mia. Impressioni e ricordi di una città magica che porto nel cuore.

Alcuni nitidi e pieni come se fosse ieri, altri un po’ confusi dal tempo e dalla lontananza. Ma sempre tanti e cruciali. Ricordi d’infanzia, che in maniera indelebile restano impressi dentro. E quelli di prima gioventù, preludio alla vita.


Ricordo la gioia che sprizzava dentro alla conquista delle prime libertà di girovagare tra strade e palazzi, tra immensi parchi e scorci coloriti. E la magia dei primi amori, gridati alle stelle nell’aria dolce delle interminabili notti estive.


Se ti penso ho ancora davanti agli occhi la tua bellezza maestosa e seducente. Una bellezza opulenta e squinternata, a volte lasciva e matronesca, a volte romantica e struggente che nei momenti della mia gioventù mi ha preso per mano e mi ha accompagnato lungo i primi passi del viaggio verso la scoperta della vita.


Mi immaga sempre quel tuo fascino decadente e mercenario, eppure così vibrante di emozioni, di storia e di umanità.
Adoro il ricordo delle sensazioni che provavo in certi angoli dei tuoi vecchi rioni, laddove il tempo sembrava essersi fermato. Con la stessa luce, gli stessi colori, gli stessi odori di una volta.

E le voci, i rumori della città che si svegliava, le arie delle canzonette fischiettate nel mattino trasparente, quando iniziava la giornata, tra il profumo del caffè e la delizia della crema strabordante dal bombolone ingurgitato in fretta nella latteria sotto casa.


Ricordo l’incanto delle tue piazze, la condivisione di quella sensazione d’immortalità che mi sfiorava passando accanto ai ruderi antichi. E di quel brivido che coglieva l’animo al pensiero di come da millenni la tua maestosità convivesse con la quotidianità di chi, di generazione in generazione, ti aveva amato, ti aveva ammirato o si era solo servito di te.

Qualche volta mi riscopro affezionata persino alla tua sciatteria. Quella di matrona dalla bellezza solenne, che ora, senza imbarazzo, si mostra al mondo sempre più arruffata, impiastricciata, eccentrica, indecorosa. Forse con la burlesca convinzione di poter profittare in eterno di quel che era e di quel che rimane del maestoso fascino di un tempo.


Sacra e triviale. Devota e sboccata. Mirabile e grottesca. Covo di strapotenti e distratto rifugio di disperati. Quartieri lussuosi e baracche fatiscenti. Persone esclusive e barboni senza dimora.

Tutto il bello e tutto il peggio racchiuso in te e sparso sui colli. Impressioni e ricordi sempre vivi, città mia.


Patrizia (P@R)