Venezia, incanto che si dilegua nel presente

Era da diverso tempo che non avevo più avuto occasione di recarmi fin là.

Poi oggi una serie di eventi fortuiti ha fatto in modo che fosse proprio la mia meta.

” – Venezia… siamo giunti alla stazione di Venezia Santa Lucia!… – risuona la voce dagli altoparlanti a bordo.

E una volta scesa dal treno mi accoglie una leggera brezza tiepida con un vago gradevole profumo di salmastro sparso nell’aria e mescolato, ahimè, alle esalazioni dei gas di scarico dei vaporetti.

Qualche passo oltre l’uscita dal piazzale della ferrovia, ed ecco che sono letteralmente investita da una folla di passanti, i cui sensi di marcia si incrociano vorticosamente ed in maniera irregolare e del tutto casuale, facendomi spesso cambiare direzione all’ultimo istante per non incorrere in scontri disagevoli.

Migliaia di persone, di volti, di sguardi, di etnie, di colori. Abiti di tutte le fogge, scarpe che calpestano le piccole viuzze con scalpiccio ininterrotto.

Eco infinito del vociare di mille lingue diverse che divengono un unico rumoroso, frastornante cicaleccio.

Eppoi il mare, circuito dai palazzi.

Imprigionato tra le calli.

Abbracciato dai mille ponti che lo sovrastano.

Ornato dalle sfarzose gondole, che con relativo gondoliere, sono posizionate in bella vista negli angoli più pittoreschi degli itinerari consigliati.

Deturpato dalle imbarcazioni a motore che lo percorrono continuamente in lungo e in largo senza ritegno.

E d’un tratto mi rendo conto che ogni volta che mi trovo qui, il ricordo serbato dentro di me appare sempre migliore della realtà in cui mi trovo immersa e persa.

Bella e romantica, struggente e malinconica, sciupata e fatiscente città.

Venezia, il tuo ricordo vivo e incantevole si dilegua ormai nel presente.

Tempio di una ricchezza inestimabile e di una bellezza immortale al servizio del più becero turismo “usa e getta”.

Lembo di mare che si insinua ai confini tra il sogno e la realtà, che diviene teatro delle esasperate vanità di gente svagata, nevrotica, distratta e distolta da milioni di cellulari che trillano senza fine.

Palcoscenico delle meraviglie che pullula di mercanti avidi del tornaconto presente, tacitamente indifferenti alla tua sorte futura.

Scenografia dai tramonti infuocati, fantastico sfondo alla consueta svendita di fine giornata.

E domani si vedrà.

L’importante è vendersi bene oggi, finché dura.

Ti lascio, magica Venezia.

Nel cuore è la tua immagine più bella.

 

P@R