Quando perdersi è inevitabile e ritrovarsi è un privilegio di pochi attimi

Nel nostro vivere quotidiano siamo assuefatti a dare per scontato che esistano un’infinità di funzioni, di capacità, di abilità fisiche, motorie e via dicendo, di cui noi tutti, in quanto umani, siamo meravigliosamente dotati.

Riteniamo semplicemente che facciano parte del nostro essere e neanche il progredire del tempo e l’avanzare dell’età, con la comparsa di qualche acciacco e qualche cambiamento più che comprensibile, ci fa ritenere che possa essere diverso.

E’ per questo che ci è difficile, forse impossibile, comprendere fino in fondo le condizioni di coloro che vivendo situazioni di menomazione, di disabilità, di malattia, sono costretti a percepire ed adoperare la propria fisicità, e non solo questa, in modo molto diverso da quello che si fa in situazioni “normali”.

Esistono purtroppo dei mali dall’origine e dalle cause ancora sconosciute, come la SLA, Sclerosi laterale amiotrofica, o la Sclerosi multipla, o varie altre malattie a degenerazione neurologica,  come l’Alzheimer, il Parkinson ecc., che hanno conseguenze incurabili e irreversibili, per le quali non esiste terapia e sono caratterizzate da una graduale  costante perdita di una o più funzionalità fisiche e mentali.

Mutamenti progressivi delle proprie capacità motorie e fisiologiche, perdita della memoria, del pensiero articolato, della coscienza del sé, portano mano a mano ed inesorabilmente, anche alla perdita della persona che si era, di ciò che distingueva, delle proprie capacità, della propria autonomia e dignità.

E troppo spesso si passa dall’indifferenza quasi totale ad una sdolcinata retorica quando si affrontano temi di questo tipo, anziché impegnarsi seriamente per agevolare le condizioni di vita di coloro che devono sostenere tali “diversità”.

D’altronde solo chi vive tali situazioni è in grado di cogliere ciò che si prova tra le pieghe della propria condizione ed e in grado di manifestare questa realtà agli altri e al mondo.

E dalla realtà di una persona, che ad un certo punto della sua vita, riceve la visita di un ospite talmente aggressivo, invasivo, deleterio e crudele, cosa può comparire?

Dopo sentimenti di angosciosa incredulità, di rabbia viscerale e di profondo rifiuto, ci si rende conto che la speranza, in questi casi, può solo avere le dimensioni di una piccolissima punta di spillo a confronto con il cosmo intero.

Così si è di fronte ad un bivio: lasciarsi andare a ciò che mano a mano si impadronisce del nostro essere, o tentare con tutte le proprie forze e la propria volontà di resistere, di rimanere sé stessi.

Spesso a questo punto subentra una sana e vitale impellenza di lotta.

Una lotta quotidiana,  continua e minuziosa che coinvolge ogni singolo pensiero, ogni più piccola azione, ogni minuscola decisione, ogni insignificante  scelta.

Una lotta, però, che non viene combattuta “contro”, ma viene praticata “per”…

In sostanza… per non perdersi, per non perdere ciò che si è stati, le persone che  si era e che, nonostante tutto si è ancora.

Ed è tutto. Tutto quello che è indispensabile fare finché è possibile fare.

Fino all’ultimo momento.

Perché, sempre di più, perdersi è inevitabile e ritrovarsi un privilegio di pochi attimi…

P@R

 

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