Quel mare, azzurrissimo e quieto, che tutto accoglie in sé

 

Sto forse dormendo da tempo immane

sprofondata nel luogo-non luogo 

di un interminabile sonno,

durante il quale sogno e sogno

la mia vita d’ogni giorno?

 

Oppure il tempo che sento scorrere

durante la veglia immersa

nella materia tangibile delle cose,

è l’unica realtà oggettiva

in cui si dipana l’esistenza?

 

E se la vita vera 

fosse quella

che scaturisce in me

al notturno fatale

abbraccio di Morfeo?

 

Mi chiedo persino

se abbia un senso

distinguere

ognuna delle ipotesi

dalle altre.

 

Non si equivale forse

ciascuna di esse

se e quando considero

il mio breve passaggio 

su questa terra?

 

E semmai fossero

semplicemente alcune

tra le mille forme

possibili, immaginabili

e diverse della vita?

 

Esistenze parallele,

vicine o lontane tra loro,

che di tanto in tanto

si rivelano l’una all’altra,

si intersecano, si scrutano.

 

A quante

di queste vite

uguali e diverse

potrebbe dare luogo

il mio essere qui?

 

Sogno e veglia,

veglia e sogno:

di continuo

attraverso la porta

tra reale e irreale.

 

Vivo l’immaginario

e sogno il tangibile,

precipito attraverso

la caducità della materia

e cerco sostegno nella possenza dello spirito.

 

Come spumeggiante acqua

di torrente argentino

straripo a volte dagli argini,

ne confondo i confini 

tra mille rivoli nuovi.

 

Nella mia corsa dirompente

solo si placa l’affanno

quando giungo al cospetto 

di quel mare, azzurrissimo e quieto,

che tutto abbraccia e accoglie in sé.

 

Eppoi ancora una volta rapita dal cielo

inseguo leggiadra le nuvole,

fino a che la moltitudine di pensieri

si trasforma nell’angoscia che mi precipita giù

e tutto ricomincia per non finire mai più, eterno e immutabile.

 

 

P@R

Nella foto la spiaggia di Elafonissi in Grecia