I dubbi veneziani della Ca’ Foscari

Google dunque corre ai ripari e tenta di porre un freno a teorie complottiste fra le quali il terrapiattismo è solo l’ultima di una lunga serie.

Ma a Venezia credono si tratti di palliativi.

Il problema non sarebbe YouTube né i suoi algoritmi. “Non si guarda oltre il dito”, afferma spazientito Walter Quattrociocchi, che alla Ca’ Foscari di Venezia dirige il laboratorio di Data and Complexity.

“Gli algoritmi sui social promuovono quel che tu vuoi ascoltare.

Mostrano complottismo ai complottisti e contenuti scientifici a chi crede o lavora nella scienza.

Lo abbiamo dimostrato fin dal 2014: si tratta delle famose “stanze di eco” e del “pregiudizio di conferma”. Guardi solo quel che ti convince”.

La vera causa per Quattrociocchi sarebbe la sfiducia nelle istituzioni e dunque la mossa di YouTube o Facebook di togliere la monetizzazione ai canali di no vax o dei terrapiattisti non risolverebbe il problema.

“L’unica è restaurare un principio di autorevolezza attraverso la fiducia, quindi attraverso il merito e non l’autorità.”

Il “pregiudizio di conferma” è legato a doppio filo all’identità ed ha una potenza notevole. Per questo scalfire certe convinzioni, anche se assurde, è complicato.

Ci si definisce in base all’antagonismo e nel difendere le proprie posizioni i livelli raggiunti a tratti arrivano al puro dadaismo o surrealismo”.

Cosa fare? “Bisognerebbe che un ente terzo regolasse le piattaforme social e nel frattempo abbassare i toni” conclude Quattrociocchi. “Perché non si combattono No Vax e terrapiattisti opponendo un integralismo di segno opposto”.

Che è poi la tesi anche di Alex Olshansky. Sostenere la scienza in maniera dogmatica però non fa danni (nella maggior parte dei casi)…

In secondo luogo sottovalutare strumenti capaci di rendere fenomeni marginali credenze diffuse è forse un errore quanto scambiare quegli stessi strumenti per la causa…

Articolo di Elena Dusi – Tratto da “La Repubblica” del 14 marzo 2019