In memoria di un’amica

L’altra notte se n’è andata un’amica. Un’amica di tanto tempo fa.

Quel tempo che adesso appare così distante, durante il quale ci eravamo conosciute e frequentate assiduamente.

Avevamo molte vedute in comune e innumerevoli intenti che ci hanno portato a seguire percorsi assai simili e vicini, supportati sempre da un confronto sincero ed intenso.

Da quando sono nati i nostri figli le occasioni di vivere esperienze comuni e di darci una mano reciprocamente nei frangenti quotidiani si sono moltiplicate e arricchite.

La nostra amicizia ha condiviso molte delle tappe per noi più significative e si è nutrita di un periodo importante, gioioso, denso, gratificante, della vita di entrambe.

Fino a quando si è verificato un susseguirsi di pesantissime, sventurate vicende che l’hanno colpita.

Fino a quando anche a me  è accaduto molto, troppo, da potere essere superato restando indenni.

E, infatti, dopo di allora la vita di entrambe è cambiata.

L’ombra lunga degli avvenimenti che ognuna di noi ha vissuto in quel triste periodo, ci ha purtroppo allontanate, anziché rafforzare in qualche modo il legame.                            Le difficoltà, le incomprensioni e la problematicità della situazione ci hanno fatto perdere di vista ciò che di positivo poteva persistere.     E in quel girare pagina per riuscire ad andare avanti nello scorrere del nostra vita, mai più ci è capitato di ritrovare il desiderio della consuetudine amichevole di una volta.

Ora stento a credere che non ci sia più.

Il ricordo che mi resta nel cuore è quello di una donna intelligente, sensibile e dinamica, che amava sperimentare e fare, alternando periodi di profonda introspezione e riflessione ad altri in cui si gettava anima e corpo nella realizzazione dei suoi progetti, spesso ricchi di una valenza personale che diveniva esperienza collettiva.

Era quasi un bisogno fisico il suo.

Quello di essere dedita di volta in volta a cose nuove ed importanti nelle quali si tuffava a capofitto: creare spazi associativi, organizzare eventi, incontri, corsi, conferenze, dibattiti, con lo scopo di sensibilizzare e di divulgare temi quali l’ecologia, la pratica di medicine alternative, l’alimentazione biologica e naturale, l’approfondimento della filosofia e delle conoscenze umane,  dell’esperienza genitoriale, delle arti, della ricerca ed espressione del sé, e cosi via.

Mentre seguiva le sue priorità e le sue occupazioni del momento, riusciva a farne tesoro, traendone indicazioni e approfondimenti anche per gli altri.

Aveva talento, spirito d’iniziativa, un’energia incredibile e si faceva apprezzare.

A volte ascoltandola parlare, standole accanto, immergendosi nell’azzurro dei suoi occhi, percepivi una calma profonda.

Altre volte da quegli occhi sprizzava una vivacità contagiosa.

Altre ancora traspariva irritazione, inquietudine. Un certo malessere interiore che  la rendeva seria, rigida, tagliente, sarcastica, lasciando poche possibilità di replica.

Era ed è stata una combattente. 

Oserei dire addirittura “talebana” in certe sue convinzioni, in certi suoi principi e atteggiamenti.

Mostrava a volte una rigidità di pensiero spiazzante, segno che la lotta da lei combattuta spesso avveniva nella sua stessa interiorità, faccia a faccia con quella parte di sé che ogni tanto tornava ad incrinare l’armonia tanto desiderata e perseguita dall’altra.

Comunque una guerriera, come aveva intitolato lei stessa uno dei suoi scritti: “Guerriera con spada”.

Una guerriera che ha sempre lottato, con animo e coraggio per fare fronte alle prove che la vita le ha riservato, perseverando nella ricerca di un senso profondo. 

Forse il senso verso il quale la vita stessa a volte ci conduce, facendo in modo che giungiamo a cogliere e a maturare in noi quello spirito di adattamento che mano mano insegna al nostro animo l’accettazione, la tolleranza, la comprensione.

Una sorta di largo abbraccio nei confronti anche di ciò che ci sembra di non riuscire a capire, anche di ciò che non ci pare di riuscire a sopportare, di ciò che non ce la facciamo ad accogliere, ma con il quale sappiamo che in qualche luogo nascosto della nostra interiorità, dobbiamo convivere, accettandolo come parte di noi.

Buon viaggio, amica mia!

 

P@R

Nell’immagine dipinto di Livia Cuman