Agognato cambiamento… ma lo vogliamo davvero?

Capita a tutti (o quasi) nella propria vita di invocare prima o poi un “benedetto sacrosanto cambiamento”, quello con la C maiuscola per intenderci, uno di quelli che, fino ad un certo momento appartengono al mondo dei sogni più che alla realtà, che si appellano alle proprie esigenze autentiche e profonde, più che alla possibilità stessa di esaudirle.

Ebbene sì, ci sono situazioni nelle quali sentiamo di essere arrivati a quel fatidico punto in cui “la piccola goccia sta facendo traboccare il vaso”  e sembra non ci sia più nulla che possa trattenere oltre il nostro malessere, i nostri disagi, la sofferenza o l’insoddisfazione che proviamo. Nulla che riesca a contenere più a lungo ciò che ci hanno, o ci siamo noi stessi precluso, i nostri bisogni più veri, i nostri desideri più reconditi.

Tutto finalmente sembra fluire dall’interiorità verso la superficie della consapevolezza, iniziare a muoversi insieme a quell’acqua che trasborda dall’orlo del vaso, in mille rivoli che si allargano e si allungano in ogni direzione fino a trovare la propria strada.

Allo stesso modo anche noi cominciamo ad “esondare”, a metterci in movimento, a guardare in ogni direzione alla ricerca di un auspicato, necessario, sentito Cambiamento nelle nostre vite. Un cambiamento che ci aiuti ad essere persone migliori e più felici di quanto siamo state finora, a vivere più intensamente le nostre possibilità, a conquistare man mano quello stato di benessere verso il quale tutti tendiamo, in armonia con sé stessi e con il mondo.

C’è chi sostiene questa aspirazione cominciando a costruirlo passo per passo, il Cambiamento.  Come un abito su misura cucito sopra di sé.

Chi attende che il Cambiamento un bel giorno arrivi e vada a trovarlo, un po’ come aspettare di vincere una lotteria della quale non si è acquistato il biglietto.

E c’è chi lo brama, il Cambiamento, ma non è realmente disposto a cambiare proprio un bel nulla di sé e della propria vita, in verità. 

Già, perché a volte si percepisce il bisogno che qualcosa cambi, ma ci si sente troppo stanchi, o troppo pigri interiormente, o troppo impauriti e angosciati per decidere di intraprendere una strada che sappiamo già quanto e quale impegno comporterà, come ci fiaccherà le gambe, come ci stroncherà ogni entusiasmo, come ci mozzerà il fiato, come ci metterà a dura prova.

E così siamo disposti a preferire di rimanere fermi, immobili, semi-paralizzati, piuttosto che fare ancora fatica, andare ancora incontro a dolori e smarrimenti. Preferiamo la stasi al rischio di rimetterci in gioco.

“L’agognato Cambiamento” diviene allora null’altro che un esercizio di pensiero che ogni tot di tempo si ripresenta a darci l’illusione di volere trasformare la propria vita.

Sappiamo bene, però, che nulla può davvero cambiare senza che noi lo vogliamo veramente, senza che la nostra determinazione a rinnovarci superi la sensazione di precarietà provata nel lasciare la nostra “zona di comfort”.

Sempre di più mi convinco di quanto la vita sia un gioco di equilibri che inverosimilmente si creano dal caos degli eccessi e delle mancanze, dalla necessità del caso che in maniera fortuita accade laddove si scontrano e si incontrano le condizioni di quel troppo o di quel troppo poco, definito dal senso comune come “disordine“, ma in realtà “fonte di vita” suprema.

 

P&R

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