E intanto il mare invade Venezia…

Non riesco a dormire.

Il rumore della pioggia battente mi infastidisce, ormai. Sono giorni e giorni che non cessa.

Mi mette anche una certa ansia. Il pensiero va’ a tutte quelle situazioni di immani disagi che questo tempo sta causando. Prima fra tutte (per gravità e suggestione) Venezia.

Venezia sott’acqua.

Uno dei luoghi più incantati e preziosi su questa terra, una perla tra le più belle che possiamo vantare, come italiani e come cittadini del mondo; ricca di storia, di arte, di cultura.

Venezia, invasa da una paurosa alta marea, incontenibile, dilagante, irruenta. Le sue immagini crude e toccanti fanno il giro del mondo.

Il mare oltre che salire di livello con l’acqua “granda” (come dicono i veneziani), stavolta è arrivato arrabbiato, cattivo, agitato da onde che si schiantano, frantumano e distruggono, dovute al vento di scirocco che continua a soffiare ad oltre cento chilometri all’ora.

E le varie alte maree non si ritraggono mai del tutto, come è successo da secoli fino ad ora, ma si sommano sempre un po’ di più una all’altra, rendendo la condizione della città continuamente in bilico tra la capacità di “sopportazione” del livello di acqua alta e l’eventuale possibile ripetersi di livelli non contenibili dagli esigui sistemi di difesa di cui la città dispone. Di cui dispongono i suoi palazzi, i suoi musei, le sue abitazioni, le sue attività, la sua basilica di San Marco, i suoi abitanti.

– La situazione è grave, ma non è seria – mi verrebbe da dire d’istinto ripetendo la frase del geniale Flaiano. Ma non c’è tanto da ironizzare stavolta.

Chi se ne intende di queste cose sa bene che non c’è nulla da stupirsi, perché sono decenni di disinteresse, di trascuratezza e di malgoverno che hanno dilagato come adesso dilaga il mare.

Chi se ne intende di queste cose (e sinceramente ci vuole poco a capirle, pur non intendendosene!) sa bene anche che nulla dev’essere preso sotto gamba, perché il mare non si sa mai quando e fino a dove può arrivare, in una città come Venezia.

Ormai è certo, e sotto gli occhi di tutti, che il clima attuale sta trasformando inesorabilmente la mitezza degli eventi meteorologici che per lo più, salvo alcune sciagurate eccezioni, hanno caratterizzato per millenni le condizioni di questa zona temperata dell’Europa e del mondo, nella quale abbiamo avuto finora la fortuna di vivere. I lenti (a dire il vero neanche tanto lenti negli ultimi tempi), ma progressivi cambiamenti climatici ci stanno portando fenomeni in parte per noi inconsueti e temibili: mare infuriato che distrugge le coste,  fiumi in piena che esondano travolgendo e inondando di melma ciò che trovano, siano campagne che paesi che città. Per non parlare delle trombe d’aria, dei cicloni, dell’accanirsi e del perdurare delle cattive condizioni del tempo, come dell’innalzamento smisurato delle alte temperature e di lunghi periodi di afa, calore e umidità insopportabili.

Cosa sta succedendo?

Che aspettiamo ad alzare il culo e a muoverci? Subito, con estrema urgenza. Senza aspettare o tergiversare oltre.

Cosa si aspetta a creare una fondazione a livello internazionale, globale (planetario persino, se è attuabile e necessario!) che si occupi in maniera permanente di custodire e difendere quella che non è solo la Venezia italiana, ma la Venezia che in ogni sua minuscola calle, in ogni suo caratteristico rio, sopra ad ogni suo arco dolce di ponte, in ogni suo pittoresco e indimenticabile scorcio, è pregna di immenso, incalcolabile valore per il patrimonio dell’umanità intera.

E questo vale per Venezia come per ogni altro luogo su questa terra, tassello di ciò che è stata e di ciò che è la storia dell’umanità.

Riunire, dunque, le menti e le capacità migliori al mondo, le più lungimiranti e preparate, le più geniali ed inventive (e ce ne sono in giro!) assegnando loro l’incarico di escogitare sistemi innovativi e rivoluzionari, diciamo pure “futuristici”, che abbiano come fine la difesa e la salvezza dell’incalcolabile valore di questa città.

Perché nessuno ne parla, nessuno osa proporlo? Perché non ci si muove in questo senso o in qualsiasi altro senso?

Se viene in mente a me, che sono una persona qualsiasi tra i milioni di persone che amano Venezia, come è possibile che non venga in mente  (anche persino qualcosa di meglio), a chi di competenza si occupa di amministrare, di gestire e di proteggere la vita della città?

E con questo intendo a tutti i livelli civili e politici. A livello comunale, regionale, statale. A livello di cittadini, di studiosi appassionati, di uomini e donne di cultura, di amanti dell’arte. Di milioni di turisti affascinati.  E di grandiosi mecenati, di generosi benefattori, di potenti strutture economico-finanziarie…

Dalle parole i fatti. Prima che sia tardi.

Perché intanto che ci dispiace, che ci rattrista, che si parla, che si discute, che si protesta o si polemizza… intanto che si fa tutto questo, il mare non si ferma.

Intanto il mare avanza. Intanto dilaga e continua ad invadere Venezia.

Venezia soffre, ma è viva, ancora.

Fino a quando resisterà?

 

P@R

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