Sentire amico il tempo presente

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” – E’ difficile, è persino disumano, desiderare di fare del proprio nemico, di colui che ti fa del male, il tuo alleato. – disse la donna alzando lo sguardo e fissando un punto lontano dell’orizzonte.

Poi continuò: – Accettare…  Tu lo sai, accettare vuol dire abbracciare, condividere, com… com… compartecipare, apprezzare… Anche il tuo nemico, anche colui che ti fa soffrire? Come si può? E dopo, solo dopo, predisporsi a cambiare per fare fronte comune con lui, non per combatterlo? –

Mi guardava con un’aria interrogativa, sconcertata, quasi volesse scavarmi dentro per intravvedere se anche a me passava per la testa quel che passava a lei.

Era da tempo ormai che cercavamo di sostenerci una con l’altra, per tanti motivi. Per l’occasione fortuita che inaspettatamente  ci aveva fatto incontrare in momenti molto delicati delle nostre vite, per l’amicizia che era nata dal conoscerci meglio. Eppoi, motivo questo fondamentale che ci accomunava da quando ne venimmo a conoscenza, stavamo facendo lo stesso percorso entrambe. Stavamo cercando di capire, anche se ognuna nella propria interiorità e con le proprie risorse, qualcosa di più riguardo a quel  nemico comune che ci dava tanta sofferenza.  E più il disagio aumentava, più si allargavano, si allungavano, si amplificavano le nostre riflessioni verso tutte le direzioni possibili e immaginabili al fine di poterci fare una ragione della sua presenza. Al fine di poter dare un senso a quell’epoca della nostra vita che il senso l’aveva perso. E che stentava a trovarne uno nuovo.

–  Quindi, qualunque cosa comporti il momento presente, sentirlo amico? Sentire amico il tempo presente e sentire amico il nostro nemico più malvagio? Quello che ci distrugge dentro… – riprese.

– Sì, proprio così – dissi assecondandola – Io non so… Non so se davvero si possa riuscire, ma dobbiamo provarci. Dobbiamo tentare con tutte le nostre forze, con tutto il nostro coraggio, di costruire un qualcosa di positivo intorno a quello che accade. –

– Altrimenti cosa ci resta? Solo commiserazione, rancore, lacrime, paura e sofferenza? E si può chiamare vita una cosa del genere?…”

P@R

Tratto da “Almeno un’ora al giorno bisogna essere felici!”

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