Lettera di settembre


“Leggevo da qualche parte tempo fa che se una relazione non si evolve attraverso gli anni e le esperienze è destinata inevitabilmente ad andare incontro al suo epilogo.

Nulla da meravigliarsi, mi sono detta lì per lì.

Ma da allora diverse volte mi è capitato di tornare col pensiero a quella breve frase.

In effetti ben descriveva qualcosa che si agitava dentro di me, a cui stentavo però nel dare una definizione così diretta ed essenziale.

Una relazione che si accontenti d’essere arrivata a ciò che poteva costituire un traguardo per la coppia e si fermi lì, quasi i due non si aspettino nulla di più né l’uno dall’altro né da sé stessi, di che cosa vive e si nutre per proseguire con l’amore, l’entusiasmo, il rispetto e la dedizione di una volta?

Di che cosa c’è bisogno per non cadere nella noia, nell’assuefazione o peggio ancora nell’insofferenza reciproca?

Mi sono resa conto che quella piccola frase aveva risvegliato qualcosa.  La possibilità, per esempio, anche di accettare la sensazione che sentivo crescermi addosso da un po’.  In realtà mi procurava qualche disagio interiore, proprio il tentativo maldestro di ricacciarla indietro, di fare finta di nulla.

Così mi sono lasciata andare a qualche riflessione di cui desidero renderti partecipe.

La gioia data dal vivere insieme alla persona che ci è accanto è essenziale affinché un rapporto si mantenga sano e sereno e non si deve mai smettere di rinfocolarla, proprio come per tenere acceso il fuoco è necessario continuare ad attizzare la brace.

E per stare bene e sentirsi appagati è necessario che questo essere insieme, porti a condividere dei frutti coltivati assieme.

In sostanza, oltre ad avere degli ‘interessi comuni’, ordinari o straordinari come una famiglia, dei figli, un lavoro, una passione, degli amici, sarebbe indispensabile anche avere dei ‘progetti comuni’, delle speranze, dei sogni che rendano vicini, complici, intimi di qualcosa di grande o di piccolo, ma comunque di bello per entrambi.

Ora credo di cominciare a capire. Lo scrivere mi aiuta sempre a focalizzare meglio.

E’ il momento di darmi uno scossone e chiedermi se va tutto bene così o se desidererei qualche cosa di diverso.

Penso sempre più spesso che in questa vita, l’unica che mi è dato vivere per quanto io possa saperne ora, non vorrei ‘sopravvivere’ in qualche modo, ma sentirmi vitale, accesa, in fermento. 

Vorrei sentirmi in ebollizione, come il vino d’autunno.

Vorrei non smettere di essere curiosa e stupita da ciò che mi circonda. 

Vorrei continuare a ballare sulle note delle melodie che mi emozionano.

Vorrei sentire il mio animo puro e leale come è sempre stato.

E vorrei essere certa che per te è lo stesso.

Vorrei sapere se anche a te capita a volte di sentirti stretto dentro la serie di abitudini e di comportamenti con i quali spesso inevitabilmente ci si rende prigionieri dopo anni di vita in comune.

Forse a sciogliere queste catene invisibili eppure presenti, potrebbe aiutare il pensiero e il ricordo di ciò che abbiamo amato e cercato l’uno nell’altro, di ciò che ci piaceva l’uno dell’altro, di ciò che ci spinse a volere condividere le cose e il tempo della vita.

Ti abbraccio con la speranza di riuscire a parlare di tutto questo guardandoci negli occhi, senza timori, senza pudore, senza ricacciare indietro il benché minimo sintomo di insoddisfazione o di disagio.

Parliamone a viso aperto e a cuore sincero.

Per il nostro bene.

Perché sia più gioiosa la vita.

 

Tua Marianna.”

 

 

P@R

Tratto da “Si vive una sola volta”

 

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