Cercavo un po’ di miele e… ho trovato il senso della vita!

“Infreddolita dai primi rigori della stagione autunnale, stanotte vagavo per la casa in cerca di qualche caramella balsamica oppure, meglio ancora, al miele. E se avessi preso direttamente un bel cucchiaio di miele per ammorbidire la tosse che improvvisamente era cominciata e non smetteva più?

Il miele non l’ho trovato, era finito, ma in compenso mi è venuta tra le mani una vecchia agendina, e non dico vecchia così per dire… avrà avuto più di qualche decina di anni, d’altronde mancando tutta la parte del calendario giornaliero non si può risalire alla data. Ma io me la ricordo che apparteneva a quell’epoca lì ed anche scorrendo i nomi segnati nella rubrica, che invece era intatta (e forse per questo avevo conservato l’agendina), si ravvisava fosse proprio del periodo che immaginavo.

Sulla seconda facciata della prima piccola pagina che precedeva, insieme ad altre ancora in bianco, le note di indirizzi e recapiti telefonici, era annotata una frase. Ho subito riconosciuto la mia calligrafia, sebbene fosse stata scritta di fretta, diciamo pure al volo e in maniera non molto comprensibile per altri a cui fosse capitato di doverla decifrare. Del resto è un’abitudine che ho sempre avuto quella di annotare di corsa e spesso in maniera un po’ arruffata un pensiero che ho in mente e non ho intenzione di dimenticare, sul quale voglio tornare.

Devo ammettere che subito ho avuto qualche difficoltà a coglierne appieno il significato, ma quando l’ho afferrato sono rimasta di sasso.

C’era scritto: – accettare la separazione da ciò che non ha più senso ora -.

Proprio così!

Eccola lì la risposta a tutte le mie domande, la medicina per tutti i miei mali, il rimedio alle mie pene, la chiave dell’enigma della mia vita!

L’avevo annotata frettolosamente in quel minuscolo foglietto decine di anni prima. E non l’avevo mai più rivista.

Chissà, forse senza saperlo, o meglio, senza immaginare nulla. Oppure d’istinto, perché sentivo che dovevo farlo per qualche motivo. O ancora che sarebbe stato importante per me in un futuro poter riflettere su quello spunto di pensiero, quasi fosse un lampo di conoscenza, una rivelazione improvvisa…

E se avessi sempre saputo dentro di me che un giorno, anzi una notte, avrei avuto bisogno proprio di quella breve frase? Se l’avessi scritta di proposito per darmi l’opportunità di ritrovarla tanto tempo dopo, quando mi sarebbe venuta in soccorso? Se avessi percepito ad un livello di coscienza superiore, e sconosciuta alla mia consapevolezza, tutta la storia della mia vita, il mio futuro? Se mi fossi, proprio per questo, premurata di recapitarmi  un aiuto attraverso quelle parole che avrei dovuto incontrare quando ne avessi avuto necessità?

Ma che sto dicendo!? Sembra una trama di un libro di fantascienza o di un film di science-fiction, sul tipo di quel bellissimo “Interstellar” di Cristopher Nolan…

Eppure quella frase mi ha fatto molto riflettere in questa lunga notte.

Eppure mi piace pensare che le persone, anche se in maniera irrazionale e  attualmente inspiegabile attraverso le laconiche risorse di incerte e limitate conoscenze delle facoltà umane, possano spostarsi da un tempo all’altro della loro vita senza alcun problema, possano calarsi nel loro presente, così come nel loro passato o nel futuro, indifferentemente. E possano anche interagire e intervenire nella loro stessa vita, quando ritengano necessario e utile farlo. Senza ma e senza se, perché è la loro vita. Tutta la loro vita, da in cima a in fondo e viceversa.

Già… da in cima a in fondo e viceversa!

E chi l’ha detto che la vita scorra solo in una direzione? Chi l’ha stabilito? In quale trattato scientifico è ufficialmente asserito e dimostrato? Perché si immagina il tempo come fosse un binario a senso unico che trasporta il treno dell’esistenza solo verso l’età che ancora deve arrivare?

E anche se mi si motivasse che non è possibile il viceversa, io posso sempre immaginare il contrario e supporre dentro di me una qualche “extra-ordinarietà”. Poi magari un giorno si arriverebbe a scoprire che gli uomini possiedono delle facoltà che non avremmo mai pensato potessero avere e quella che fino a poco tempo prima era stata ritenuta una baggianata potrebbe assumere l’evidenza di un fatto riconosciuto e considerato.

Dunque…

– accettare la separazione da ciò che non ha senso ora –

Questo devo mettere in pratica, ora o mai più. E’ sempre stata la mia malattia interiore più pesante e più presente. Non l’ho mai curata, lenita come si deve. Non ci ho mai lavorato per davvero. 

E i risultati di questo stato passivo di oblìo interiore li sento tutti sulla mia pelle. Sono mano mano migrati dal mio corpo animico a quello eterico e infine affiorati sul mio corpo fisico, con le conseguenze che mi sono ben note.

E’ tempo che mi metta al lavoro. Per me e per ricambiare e dare una mano a chi stanotte mi è venuto in soccorso… il mio alterego che già nei tempi andati si era preoccupato per un suo, anzi mio, anzi suo e mio, futuro migliore…”

 

P@R

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