La realizzazione del sé

A volte mi chiedo come si fa a vivere tutto il proprio tempo senza realizzare qualcosa che veramente ci soddisfi, ci renda orgogliosi di noi, ci metta definitivamente in quiete con la nostra parte interiore più esigente, irrequieta, quella maggiormente critica, quella più profondamente vera.

Tanto per intenderci, quella che ogni tot di tempo bussa alla porta del nostro animo per porci la fatidiche domande: – E allora, cara mia, sei felice della vita che fai? Vedi concretizzarsi quelli che erano i tuoi progetti? E’ accaduto o accade che si avverino i tuoi sogni? O perlomeno, c’è sintonia tra ciò che desideri e la vita che conduci? –  

Mi rendo conto che nella maggior parte dei casi non succede mai così. Sono domande troppo dirette e impegnative da riuscire a porsi a cuor leggero e da pretendere che il nostro io abbia voglia di dare una risposta univoca ed esauriente… In genere preferisce glissare, prenderla alla larga, rimandare. Oppure, per mettere a tacere i propri dubbi o le proprie insoddisfazioni fingere che tutto sommato vada bene, che la nostra piccola felicità su misura ce la siamo ritagliata e che in fondo non ha senso pretendere di più (… che poi se ti guardi intorno ci sono di quelle sventure… fortunata me che… per carità, non c’è niente da lamentarsi…). Spesso è così che funziona. E a volte la paura di perdere anche quel poco o quel “decente” che abbiamo, ci fa rimanere immobili per lunghi periodi della vita, se non per sempre. 

E poi in verità sono fatti e percezioni molto personali. Se rifletto su quanti e quali modi esistano, tanti forse quanti sono gli individui al mondo, di compiere la nostra realizzazione come esseri umani e quanto il sentirsi compiuto o meno possa essere diverso da quello che sentano gli altri, mi rendo conto di come ciò che per una persona può significare molto, per un’altra potrebbe essere poco.

Certo, ci sono persone che si accontentano del minimo che possano immaginare di raggiungere nella propria storia personale. Altre che ricercano in assoluto l’essenziale e il bello nelle scelte di vita. Altre ancora che non ritengono di dovere scegliere, ma che si lasciano trasportare dagli eventi. Poi mano mano, a seconda dell’articolazione e della complessità del vissuto, del pensiero, della visione del mondo, delle aspirazioni, varia e si modifica la sensazione di compimento del sé.

Già, forse è questo che costituisce il principio di realizzazione o meno di ciascuno. La sensazione di completezza e di appagamento non per i risultati che si vanno ad ottenere, ma per la strada che si sta percorrendo. Quando finalmente sfioriamo la sensazione che essa ci appartenga, che sia in sintonia con il nostro essere interiore e con il mettere a frutto il talento che ci connota come individui unici ed irripetibili.

Forse è questo il metro che misura l’attribuzione di qualità  e di senso alla vita.

A ciascuno il suo. A volte anche il nulla. Altre volte il tutto. Altre ancora…?

 

P@R

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